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Linux In Rilievo - Linux F.A.Q.

Ci sono delle domande che assillano gli utenti in modo ricorsivo, alle quali spesso corrispondono risposte molto semplici e per lo più applicabili attraverso uno strumento che, a torto, viene considerato difficile, il terminale.
Queste FAQ sono state estrapolate da un CD allegato alla Rivista specializzata "Linux Magazine" e rispondono ad alcune decine delle numerosissime domande presenti.
Spero possano esservi di aiuto.

Come si installa il software contenuto in un CD/DVD
La maggior parte dei pacchetti software sono distribuiti sotto forma di archivi compressi in formato tar.gz o tar.bz2, raramente in formato binario. Per prima cosa è necessario decomprimere i file utilizzando i comandi
tar -xvzf nome_file.tar.gz
e
tar -xvjf nom_file.tar.bz2
a seconda del formato di compressione utilizzato. A questo punto è necessario spostarsi nella nuova directory, creata con la decompressione del pacchetto, ed eseguire i comandi seguenti:
cd nuova_directory
./configure
make
su (password di root, Invio)
make install

Nella maggior parte dei casi il programma verrà installato nella directory /usr/local e verrà creato l'eseguibile nella directory /usr/local/bin. Per eseguire l'applicazione basta scrivere il nome dell'eseguibile nella console e premere Invio. Spesso il comando configure restituisce messaggi di errore, il che significa che mancano software o librerie ausiliari (le cosiddette dipendenze). Se questo accade leggete attentamente le ultime righe dell'output e installate prima i pacchetti mancanti indicati e ripetete la procedura fino a quando il processo di configurazione non termina senza presentare errori.

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Come si installa un pacchetto RPM?
Non sempre i pacchetti che utilizzano questo formato sono disponibili tra le repository della distribuzione o nei CD di installazione quindi, in alcuni casi, è necessario installarli manualmente. E' possibile farlo sia con strumenti grafici come KPackage, sia da riga di comando utilizzando il comando "rpm" (RedHat Packge Manager). Supponiamo di disporre del pacchetto package.rpm, vediamo come installarlo e cosa possiamo fare con esso.
Il comando per installarlo è
rpm -i package.rpm
Con
rpm -ivh package.rpm
non solo installiamo il software, ma visualizziamo anche informazioni su di esso e una sorta di barra di progressione.

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Come si installa un pacchetto DEB?

Supponiamo di voler installare il pacchetto package.deb presente nell'hard disk. Il comando da utilizzare è
dpkg -i package.deb
Al posto di -i è possibile usare -install.
La disinstallazione è altrettanto semplice:
dpkg -r nome_pacchetto
Anche in questo caso è possibile usare -remove al posto di -r.
E' importante però precisare che il comando precedente elimina il software ma non i suoi file di configurazione, quindi, per la rimozione completa del programma è necessario utilizzare dpkg -purge nome_pacchetto (dpkg --purge kaffeine).
Per ottenere informazioni su un pacchetto il comando da eseguire è
dpkg -l nome_pacchetto
Se non si specifica alcun pacchetto (dpkg -l), il comando precedente mostra l'elenco di tutti quelli installati nel sistema.
Per quanto riguarda apt-get, i comandi più utilizzati sono

  • apt-get update, per aggiornare l'elenco dei pacchetti
  • apt-get upgrade per aggiornare la distribuzione
  • apt-get install nome_pacchetto per installare un software

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Come si installano i pacchetti TGZ per Slackware e le distribuzioni derivate da essa?
Lo script explodepkg serve per estrarre gli archivi TGZ nella directory corrente.
explodepkg nome_pacchetto.tgz
installpkg gestisce l'installazione dei pacchetti Slackware:
installpkg [opzioni] archivio_slackware nome_pacchetto.tgz
Le opzioni che è possibile passare sono:
  • -warn, non effettua l' installazione ma mostra i file e le directory che verrebbero creati
  • -r, installa i pacchetti contenuti a partire dalla directory corrente
  • -m, serve per generare un archivio tar.gz ma con estensione .tgz costituito dal contenuto della directory corrente
Per creare archivi TGZ secondo lo standard dei pacchetti applicativi Slackware si utilizza
makepkg pacchetto_applicativo
Lo script removepkg si occupa della disinstallazione dei pacchetti
removepkg nome_pacchetto.tgz
Il tool di installazione standard utilizzato dalla distribuzione Slackware è
pkgtool
Il comando
upgradepkg
aggiorna un pacchetto, disinstallando prima il pacchetto già installato e inserendo dopo quello nuovo.
upgradepkg nome_pacchetto_vecchio [%nome_pacchetto_nuovo]

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Come si modificano i permessi dei file?
  • chmod a+x file - assegna il permesso di esecuzione del file a tutti gli utenti del sistema;
  • chmod u+x file - assegna il permesso di esecuzione solo al proprietario del file;
  • chmod g+x file - assegna il permesso di esecuzione al gruppo;
  • chmod o+x file - assegna il permesso di esecuzione a tutti gli altri utenti;
Per i permessi di lettura sono valide le stesse indicazioni del permesso di esecuzione, ma in questo caso si sostituisce x con r.
  • chmod a+r file - permesso di lettura a tutti gli utenti del sistema;
  • chmod u+r file - permesso di lettura esclusivamente solo al proprietario del file;
  • chmod g+r file - permesso di lettura al gruppo;
  • chmod o+r file - permesso di lettura agli altri utenti;
Per il permesso di scrittura si sostituisce x o r con w.
  • chmod a+w file - permesso di scrittura a tutti gli utenti del sistema;
  • chmod u+w file - permesso di scrittura solo al proprietario del file;
  • chmod g+w file - permesso di scrittura al gruppo;
  • chmod o+w file - permesso di scrittura agli altri utenti;
Ovviamente è sempre possibile combinare i diversi tipi di permessi.

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Come faccio ad ottenere i privilegi di root senza riavviare la sessione?
Durante l'installazione del sistema, generalmente viene creato anche un utente comune ed è consigliabile utilizzare il sistema sempre effettuando il login con questo utente. Quando è necessario effettuare operazioni che richiedono i privilegi di root, basta avviare il terminale ed eseguire il comando su (switch user) seguito dalla password di amministratore. Per caricare la shell con l'ambiente root completo basta aggiungere a su il simbolo -. Alcuni sistemi prevedono un solo utente con privilegi più estesi, ma per accedere alla shell di root vera e propria, è necessario utilizzare il comando sudo -s e inserire la password dello stesso utente comune con cui si effettuato il login.

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Come si arresta un processo o un'applicazione bloccata?
Sono disponibili strumenti sia grafici (Xkill) sia a riga di comando come kill. Il primo è utile per arrestare programmi grafici, basta avviarlo dal menu o da terminale e cliccare con il mouse sull'applicazione da arrestare.
Per arrestare un'applicazione bloccata o un processo da terminale, per prima cosa è necessario visualizzare i processi attivi con il comando ps -ax
dopodiché basta individuare il PID associato all'applicazione bloccata ed eseguire
kill -9 pid_dell'applicazione
l'opzione -9 indica il segnale SIGKILL. Per ottenere l'elenco dei possibili segnali da inviare basta eseguire kill -l. In casi particolari può essere utile il comando fuser, per individuare e arrestare il processo o l'applicazione che blocca una risorsa, ad esempio il lettore CD:
fuser -v /dev/cdrom (individua il processo che occupa il lettore)
fuser -k /dev/cdrom (invia un segnale di kill al processo e lo termina liberando la risorsa)
Il programma killall invia un segnale a tutti i processi che eseguono i comandi specificati. I segnali possono essere indicati per nome o per numero. Ad esempio per arrestare tutti i processi avviati da Apache si può usare il comando
killall httpd.

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E' possibile arrestare o riavviare il sistema direttamente dalla riga di comando?
Per arrestare il sistema dalla shell bisogna usare il comando
shutdown -h now
o in alternativa
init 0
Per riavviare il sistema il comando è
shutdown -r now
o anche i questo caso il comando init
init 6
Il comando serve a cambiare il runlevel o livello di esecuzione del sistema, ce ne sono sei e lo 0 indica l'arresto e il 6 il riavvio. Generalmente per l'utilizzo normale del PC vengono utilizzati i runlevel 3 e 4. Per scoprirlo da root basta utilizzare il comando runlevel senza argomenti.

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Come si visualizza lo spazio disponibile su disco?
Oltre a numerosi programmi grafici integrati nei desktop KDE e Gnome è disponibile il tool df, eseguibile dalla shell anche senza passare opzioni aggiuntive. Fornisce la dimensione di tutti i file system montati e mostra la quantità di spazio libero e utilizzato. Utilizzando l'opzione -h, lo spazio residuo verrà visualizzato in maniera più chiara (G per Gbyte, M per Mbyte). L'opzione -T mostra anche il tipo di file system utilizzato.

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Come si verifica se ci sono settori danneggiati sul disco?
Di questo compito si occupa il comando fsck e le sue numerose varianti, a seconda del file system utilizzato dalla partizione da controllare. Per controllare una partizione con file system Ext3 bisogna eseguire
fsck.ext3 -c /dev/hdaX
dove hda indica il disco e X il numero della partizione. Per visualizzare i comandi disponibili per gli altri tipi di file system basta digitare fsck e premere i tasto di tabulazione.

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Come si visualizza la versione del kernel in uso?
Basta eseguire dalla console il comando uname -r

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Come faccio a verificare le risorse occupate dai processi in esecuzione?
Avviate una shell ed eseguite il comando top senza argomenti. Questo tool fornisce informazioni in tempo reale sull'utilizzo delle risorse di sistema da parte di un programma. Per la CPU e la RAM il valore è espresso in percentuale. Inoltre, sono fornite informazioni sul proprietario del processo, da quanto tempo è in esecuzione, priorità di esecuzione, ecc., oltre ovviamente al nome del processo stesso.

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Come si masterizzano le ISO presenti sul DVD?
Per gli utenti che utilizzano Windows e Nero come software di masterizzazione, è sufficiente avviare il programma Nero Burning Rom, chiudere il wizard che parte all'avvio e selezionare la voce del menu principale Masterizzatore/Scrivi immagine.... A questo punto basta cercare, mediante la finestra di dialogo che appare, l'immagine ISO della distribuzione GNU/Linux che si vuole masterizzare presente all'interno del DVD. Per gli utenti GNU/Linux che utilizzano K3b basta selezionare dal menu Strumenti la voce Scrivi immagine CD..., oppure Scrivi immagine ISO DVD... Dopodiché dalla finestra di dialogo bisogna utilizzare il campo Immagine da scrivere per indicare l'ISO da masterizzare.

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Come faccio ad ottenere informazioni sull'hardware del PC
In assenza di tool grafici è sempre possibile ricorrere ai comandi shell. Se l'obiettivo è raccogliere, in un colpo solo, più informazioni possibili sulle periferiche installate il comando necessario è
lshw
L'output ottenuto è abbastanza prolisso, quindi, per facilitarne la lettura è opportuno "accoppiarlo" al comando more con una pipe ("|") nel modo seguente:
lshw | more
Così facendo è possibile visualizzare gradualmente i dati ottenuti premendo Invio. Nel caso in cui l'obiettivo è ottenere informazioni sulle periferiche PCI (scheda audio, video, scheda di rete, controller USB, ecc.) il comando diventa
lspci
Esiste anche un tool specifico per verificare la presenza di eventuali periferiche collegate alle porte USB il cui comando per eseguirlo è proprio
lsusb
Nel caso dei computer portatili è anche possibile ottenere informazioni su eventuali schede PCMCIA connesse utilizzando il comando
lspcmcia
Per ottenere informazioni dettagliate su hard disk, lettori CD/DVD e masterizzatori bisogna usare il comando
hdparm
con l'opzione -i. Supponiamo, ad esempio, di voler "analizzare" il lettore DVD identificato dal file di dispositivo /dev/hdd, in questo caso il comando diventa hdparm -i /dev/hdd. Non dimentichiamo poi il comando
dmesg (diagnostic message)
che visualizza i messaggi inviati dal kernel contenenti dati importanti relativi all'hardware. Infine, ricordiamo l'inesauribile fonte di informazioni offerta dal file system virtuale /proc. Per poter leggere il suo contenuto basta utilizzare il tool cat. Ad esempio per le periferiche PCI il comando è cat /proc/bus/pci/devices. Se, invece, desiderate ottenere informazioni in tempo reale quando collegate una periferica rimovibile al PC è possibile usare il comando tail -f /var/log/messages, eseguendolo prima di connettere il dispositivo al PC.

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E' possibile conoscere la versione di XOrg utilizzata?
Il comando per conoscere quale versione del sistema grafico (X Window System) stiamo utilizzando è molto semplice. E' sufficiente eseguire
X -version

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Come si configura la rotella del mouse?
In genere non è più necessario configurare manualmente questo aspetto. Ma se per qualche motivo la nostra distribuzione non riuscisse a farlo automaticamente è necessario intervenire direttamente sul file di configurazione del sistema grafico X (/etc/X11/xorg.conf). Per prima cosa bisogna individuare la sezione relativa al mouse, Section "InputDevice", dopodiché bisogna indicare al server grafico che il mouse in questione ha 5 pulsanti: 3 per la pressione, 4 per la rotella sù e 5 per la rotella giù. Segue un esempio di configurazione corretta:
Section "InputDevice"
Identifier "Configured Mouse"
Driver "mouse"
Option "CorePointer"
Option "Device" "/dev/input/mice"
Option "Protocol" "ImPS/2"
Option "ZAxisMapping" "4 5"
Option "Emulate3Buttons" "off"
EndSection

L'operazione va eseguita come utente root, dopodiché, per applicare le modifiche è necessario riavviare il sistema grafico.

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Esiste un comando shell per controllare l'utilizzo della RAM?
Per verificare l'utilizzo della memoria RAM da console è disponibile il comando free
Questo strumento mostra sia la quantità complessiva di memoria fisica e di swap libera e usata nel sistema, sia la shared memory e i buffer usati dal kernel. Se eseguito senza opzioni (flag), free visualizza i dati ricavati in Kbyte, altrimenti è possibile scegliere l'unita di misura: Il flag -b mostra la quantità di memoria in byte, -k (impostato di default) in Kbyte e -m in Mbyte.

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Come faccio a leggere l'output di un comando troppo lungo?
Quando capita di eseguire un comando che fornisce un risultato troppo lungo per essere visualizzato all'interno di una sola schermata, questo viene fatto scorrere velocemente fino alla fine, impedendoci di consultare le parti che ci interessano. Pensiamo ad esempio alla visualizzazione dei messaggi del kernel tramite dmesg, o ancora, all'esecuzione del comando ls all'interno di una directory stracolma di file. L'unico modo per risolvere il problema è reindirizzare l'output su more o less utilizzando una pipe (simbolo |):
dmesg | less
dmesg | more
Le funzionalità dei due programmi sono simili, infatti, entrambi consento di scorrere il testo poco alla volta utilizzando appositi pulsanti della tastiera. La differenza fondamentale è che, mentre more permette di farlo solo in avanti premendo Invio, con less è possibile utilizzare i tasti freccia e di pagina per scorrere il testo avanti e indietro, un rigo o una pagina alla volta.

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Qual è il sistema più rapido per cercare un file?
Si utilizza il comando find. Ad esempio, supponiamo di voler cercare il file test.txt all'interno della directory root (/). In questo caso, il comando find va usato nel modo seguente:
find / -name text.txt -print
Ovviamente è possibile sostituire la directory root con qualsiasi altra per indicare un punto specifico del file system dove eseguire la ricerca.
Un altro comando ancora più semplice da utilizzare è locate:
locate test.txtQuest'ultimo è molto più veloce di find, ma prima di usarlo bisogna aggiornare il suo archivio eseguendo, da utente root, il comando updatedb. Tale comando non va eseguito ogni volta che si usa locate, ma solo quando si vuole effettuare una nuova indicizzazione del contenuto del disco. Questa, in genere, è necessaria solo quando si effettua qualche cambiamento nel file system. Ad esempio, creazione di file e directory, installazioni di nuovi programmi, ecc. Insomma, si modifica il contenuto del disco aggiungendo nuovi file.

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Cos'è il Master Boot Record?
Il Master Boot Record (MBR), in italiano settore di avvio, è costituito dai primi 512 byte (mezzo Kbyte) dell'hard disk. E' all'interno di questo fondamentale settore del disco che vengono conservati tutti i comandi e le informazioni necessarie al PC per poter avviare il sistema operativo. In pratica, il software di avvio (meglio noto come firmware) contenuto nella ROM del BIOS carica ed esegue il contenuto del Master Boot Record che a sua volta dispone del necessario per caricare il sistema operativo. All'interno dell'MBR, infatti, è presente la tabella delle partizioni, utilizzata dal sistema per conoscere la struttura del disco (indispensabile per caricare ed avviare il settore di avvio della partizione segnata come attiva) e il boot loader (per GNU/Linux LiLo o Grub) che si occupa, successivamente, di caricare il kernel del sistema operativo.

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A cosa serve il comando history?
L'utility history si occupa di mantenere la cronologia (in pratica un elenco organizzato in ordine temporale) dei comandi shell eseguiti dall'utente. In questo modo, nel momento in cui bisogna usare nuovamente lo stesso comando, non è necessario riscriverlo da zero ma basta eseguire history. Immediatamente verrà visualizzato l'elenco dei comandi eseguiti dall'utente fino a quel momento e ad ognuno di essi sarà associato un numero. A questo punto per eseguirne nuovamente uno bisogna utilizzare il punto esclamativo (!) seguito dal numero che lo identifica, ad esempio: !154. Ovviamente, dipende da quanti comandi sono stati eseguiti, la lista fornita da history può essere anche molto lunga e, poiché il programma si limita a scorrerla dall'inizio alla fine senza pause, è bene associarlo a more o less nel modo seguente: history | more o history | less. Ma esistono ancora altri sistemi per evitare di dover riscrivere comandi già utilizzati. Ad esempio, basta digitare il punto esclamativo seguito dalla stringa iniziale di uno di essi per ripeterlo senza doverlo riscrivere. Supponiamo di aver eseguito mount -t iso9660 linux.iso /mnt per montare un'immagine ISO. Per ripetere il comando basta eseguire !mount. Infine, ricordiamo che è sempre possibile scorrere lo storico dei comandi utilizzando i pulsanti Freccia-Sù e Freccia-Giù della tastiera: dopo averli individuati basta premere Invio.

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Come si scrivono la tilde e le parentesi graffe?
Per la tilde (carattere ~) bisogna utilizzare la combinazione di tasti Alt Gr+ì.Per le parentesi graffe Alt Gr+7 per quella aperta (simbolo {) e Alt Gr+9 per quella chiusa (simbolo }). Caratteri speciali aggiuntivi si possono ottenere con Alt Gr in combinazione con altri tasti, oppure con Alt Gr+Shift+altri tasti. Ad esempio: Alt Gr+Shift+c stampa il carattere ©, Alt Gr+Shift+r visualizza il simbolo ®, Alt Gr+Shift+9 serve per scrivere ±, Alt Gr+Shift+o stampa a video Ø e così via. Inoltre, è possibile modificare la configurazione dei pulsanti della tastiera utilizzando i comandi xmodmap in ambiente grafico e loadkeys per la shell, oltre che attraverso gli strumenti grafici a corredo di KDE e Gnome.

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Come si usa il comando man?
Accedere alla documentazione è semplicissimo: basta eseguire man seguito dal nome del comando. Ad esempio, per mount la riga di comando è: man mount. Per cercare all'interno di tutta la documentazione solo le pagine contenenti una stringa particolare, il comando diventa: man -k parola_da_cercare, nel caso specifico man -k mount. Addirittura, il comando man può essere utilizzato per convertire le pagine di manuale in formato PostScript (.ps), bisogna solo utilizzare l'opzione -t e redirigere l'ouput su un file: man -t mount > file.ps. Oltre a man sono disponibili i comandi whatis e apropos che servono allo stesso scopo.

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Posso assegnare a tutti gli utenti il permesso di montare un dispositivo?
Gli hard disk, le singole partizioni e altri dispositivi di memorizzazione come lettori CD e DVD possono essere montati e smontati, cioè resi accessibili, anche all'avvio, tenendo conto delle impostazioni presenti nel file di configurazione /etc/fstab. E' qui, infatti, che si stabilisce l'associazione tra dispositivo (ad esempio /dev/hda1, /dev/hdb2, /dev/hdc1, ecc.) e punto di mount all'interno del file system, cioè la directory dove il contenuto di un hard disk o di una partizione diventerà disponibile. Inoltre, sempre attraverso /etc/fstab è possibile stabilire il tipo di file system utilizzato per la formattazione del supporto (Ext3, ReiserFS, Xfs, ISO9660...) e i permessi di accesso: possibilità di montare e smontare il disco, anche in automatico, accesso in lettura e scrittura e molte altre opzioni. E' chiaro, quindi, che per garantire a tutti gli utenti la possibilità di montare e smontare un supporto è necessario intervenire su questo file. In particolare per questo tipo di operazioni bisogna utilizzare le opzioni user e users. Nel primo caso, si concede a tutti il permesso di montare il supporto ma non di smontarlo, mentre la seconda direttiva attiva entrambi i permessi. Supponiamo di voler montare all'avvio la terza partizione del primo disco, identificata dal file di dispositivo /dev/hda3, e permettere a tutti gli utenti di montarla e smontarla successivamente. In questo caso, il file /etc/fstab, con riferimento alla riga relativa a dev/hda3, va modificato nel modo seguente:
/dev/hda3 /mnt/backup ext3 ro,users,oauto 0 0
In dettaglio, /dev/hda3 indica la partizione, /mnt/backup il punto di mount, ext3 il tipo di file system utilizzato in questo caso, ro (read only) l'accesso in lettura, users la possibilità per tutti gli utenti di montare e smontare la partizione e auto il montaggio automatico all'avvio. I due zeri alla fine indicano che non si tratta di una partizione di avvio e di non effettuare il controllo durante il boot. La presenza di un numero 1 indica che si tratta di una partizione di avvio e che bisogna eseguire il controllo. In quest'ultimo caso, un 2 al posto dell'1 fa in modo che questo file system venga controllato solo dopo quello principale. Altre opzioni di mount importanti sono nouser, che vieta agli utenti la possibilità di montare e smontare i dispositivi, noauto, per impedire il montaggio al boot. I comandi per montare e smontare una partizione o un altro dispositivo sono mount e umount, ma se /etc/fstab è configurato correttamente, è possibile farlo direttamente dal file manager o da altri programmi. Il loro uso è comunque molto semplice:
mount -t ext3 /dev/hda3 /mnt/backup
umount /mnt/backup
Il comando mount eseguito senza argomenti mostra tutti i file system montati in quel momento, elencati anche nel file /etc/mtab.

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Come faccio a cambiare le password di accesso al sistema?
Le nuove distribuzioni GNU/Linux includono di default strumenti grafici per la gestione degli utenti e delle relative password. Ma il modo più semplice per modificarle resta sempre il tool a riga di comando passwdOvviamente, ogni utente può cambiare la propria password, mentre solo root è in grado di modificare oltre alla propria quelle di tutti gli altri. In particolare, per cambiare la propria parola chiave come utente comune, basta aprire una shell ed eseguire il comando passwd, dopodiché è necessario inserire la vecchia password e poi per due volte quella nuova.
Per modificare la password di amministratore, invece, bisogna aprire la shell, loggarsi come root (su o sudo -s) ed eseguire il comando passwd. Anche in questo caso è necessario indicare prima la password attualmente in uso e subito dopo quella nuova per due volte. Infine, per modificare, da root la password di un qualsiasi utente, bisogna eseguire sempre passwd ma questa volta seguito dal nome utente: ad esempio, passwd giovanni.

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E' possibile sapere quali servizi sono attivi?
Quando si parla di servizi attivi sulla macchina, i cosiddetti processi, è molto importante conoscere quali sono, non solo per poter monitorare l'uso delle ricorse, ma anche e sopratutto per motivi di sicurezza, in particolare quando si tratta di quelli relativi ai programmi di rete. La maggior parte dei processi sono in esecuzione sulla macchina in background, quindi non visibili direttamente, per cui bisogna ricorrere all'uso di particolari programmi che ci consentono di capire di quali si tratta. Il primo, che è anche quello più utilizzato, è ps che, eseguito nel modo seguente, ps auxw (oppure ps auxf), fornisce informazioni dettagliate sui servizi in esecuzione. Per ottenere informazioni relative ai soli servizi di rete il comando da utilizzare è netstat -altpu. Lo stesso risultato può essere ottenuto utilizzando lsof nel modo seguente: lsof -i | egrep -i 'LISTEN|UDP'. E ancora, per farlo in "stile hacker" è possibile utilizzare Nmap (www.insecure.org/nmap).

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Come faccio a scorrere il contenuto della shell?
Spesso i comandi shell restituiscono a video un output troppo lungo per poter essere contenuto all'interno di una singola schermata. Il risultato del comando, in questi casi, scorre dall'inizio alla fine senza pause impedendo all'utente di leggerne il contenuto. Una prima soluzione per risolvere questo inconveniente è usare i comandi less e more mediante una pipe (simbolo "|") nel modo seguente: dmesg | more o dmesg | less. Così facendo è possibile scorrere il testo in avanti di un rigo alla volta. Ma anche in questi casi, purtroppo, arrivati alla fine, resta il problema di come far scorrere il testo all'indietro. Tutti i terminali dispongono di barre di scorrimento laterali attivabili con il mouse, quindi il problema è facilmente risolvibile, in alternativa è possibile usare la combinazione di tasti Shift + Freccia Giu'/Su', per scorrere il testo avanti e indietro di un rigo alla volta.

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Posso riavviare Gnome senza spegnere il PC?
In genere è sufficiente usare la combinazione di tasti Ctrl+Alt+Backspace, ma se questa dovesse essere per qualche motivo disabilitata, basta aprire il terminale da ApplicazioniAccessori/Terminale, diventare root (su o sudo -s), ed eseguire il comando seguente:
/etc/init.d/gdm restart
Ricordiamo che gdm è il comando per l'esecuzione del programma GDM (Gnome Display Mangaer), che si occupa del login e del caricamento del desktop selezionato, che può anche essere diverso da Gnome.
Per KDE, inoltre, c'è kdm (KDM - KDE Display Mahnager).

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Data creazione : 31/05/2009 - 18:22
Ultima modifica : 31/05/2009 - 18:22
Categoria : Linux In Rilievo
Pagina letta 86 volte


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